Sono le sette e un quarto. La squadra del ponteggio è già al terzo impalcato, il muratore nuovo ha la cartellina dei documenti ancora chiusa, il muletto scarica i blocchi davanti al cancello. Dall'alto cade un martello: finisce a un metro dal manovale che apre i sacchi. Nessuno si fa male. Uno ride, uno impreca, dopo cinque minuti si riprende. «Tanto non è successo niente.»
Quel martello ha già detto tutto: dove manca una tavola fermapiede, chi passa sotto una zona di lavoro in quota, e che nessuno lo scriverà. Il prossimo non cade a un metro.
Alla fine di questo articolo hai un percorso fisso per il giro di sicurezza, tre domande per capire se un POS parla davvero del tuo cantiere, una tabella delle scadenze da tenere per persona, una scheda near miss in cinque righe e il messaggio di tre righe da mandare al datore di lavoro quando succede sul serio.
Il capocantiere non fa il PSC, non nomina il coordinatore, non fa la denuncia all'INAIL. Il suo lavoro è un altro: verifica sul campo, lascia traccia, e quando la decisione esce dal suo perimetro chiama chi ha la responsabilità di prenderla. Un infortunio ferma le persone e le lavorazioni: sicurezza e continuità produttiva sono la stessa cosa vista da due lati.
Il giro di sicurezza: un percorso fisso, sempre nello stesso ordine
Perché. Un giro fatto a caso trova quello su cui inciampi. Un giro fatto sempre nello stesso ordine trova anche quello che non cercavi, perché la tappa ti obbliga a guardare lì. E se ti chiedono cosa hai controllato quella mattina, la risposta è la stessa di ieri e di domani.
Come. Si parte dal cancello, con il telefono per le foto. I numeri (altezze, distanze, portate) non li decidi tu la mattina: stanno nel PSC, nel POS, nel PiMUS e nel libretto della macchina. Tu guardi se il cantiere corrisponde a quello che quei documenti dicono.
- Ingresso e viabilità mezzi. Cancello che si chiude, percorso dei camion quello previsto e segnalato, punto di scarico libero. Un mezzo che manovra in mezzo agli operai: fermo la manovra, metto una persona a terra a guidarla, sposto lo scarico.
- Recinzione e cartelli. Nessun varco, cartello di cantiere leggibile e aggiornato, segnali di pericolo dove il PSC li prevede. Un varco lo chiudo prima di andare avanti, anche con un pannello provvisorio legato.
- Quadro elettrico e cavi. Quadro chiuso, nessun cavo nelle vie di passaggio o nell'acqua, prolunghe integre, nessuna giunta con il nastro. Un cavo spellato lo stacco e lo tolgo dal cantiere, non lo lascio «da sistemare dopo».
- Ponteggi. Parapetti completi sui piani in uso, tavole fermapiede presenti, ancoraggi come da PiMUS, accessi montati e non «a scavalco», nessun piano modificato rispetto a ieri. Manca un elemento o vedo una modifica: quel tratto non si usa, nastro, e chiamo chi lo ha montato.
- Scavi e aperture nel vuoto. Protezioni al ciglio e armatura delle pareti come previste dal PSC e dal POS. Fori nei solai coperti con tavole fissate, non appoggiate, oppure parapettati; vani scala e ascensore chiusi. Una tavola libera su un foro la fisso prima di far salire la squadra.
- Macchine. Verifica periodica valida su targhetta o libretto, abilitazione di chi la usa, blocchi e segnalatori acustici funzionanti, area libera. Verifica scaduta: la macchina non si usa, anche se sembra a posto.
- Depositi. Niente in bilico, bombole legate e in piedi, sostanze pericolose nel posto previsto, niente nelle vie di fuga o sotto zone di lavoro in quota. Un deposito sotto il ponteggio lo sposto.
- DPI delle persone. Ultima tappa, perché ormai sono tutti al lavoro: casco, scarpe, imbracatura agganciata e non solo addosso per chi è in quota, occhiali e guanti per la lavorazione specifica. Chi non li ha non lavora finché non li ha.
Alla fine scrivo sul telefono: data, tappa, cosa non andava, cosa ho fatto, foto. Se due squadre lavorano una sopra l'altra in un modo che il PSC non prevede, non riorganizzo a voce: fermo e chiamo il CSE e il datore di lavoro.
Il segnale. Una tavola di passaggio su due cavalletti, un parapetto «provvisorio» di corda. La sistemazione provvisoria è il modo in cui un cantiere ti dice che quel punto non è nel giro di nessuno.
Nel manualeChecklist 11, Controllo macchine e attrezzature
Nel manualeCommessa Vincente, fase 4: Esecuzione lavori
Il POS: tre domande per capire se parla di questo cantiere
Perché. Un POS copiato da un altro lavoro è la prova scritta che nessuno ha pensato a questo cantiere. Lo vede il CSE, lo vede l'ispettore, e dopo un infortunio lo vede chi ricostruisce. Un giorno di ritardo all'inizio di solito costa meno di una sospensione a lavori iniziati.
Come. Prima sai di chi è ogni documento, così sai a chi chiedere quando manca. Il coordinatore (CSP/CSE) lo nomina il committente. Il PSC lo redige il CSP, non l'impresa: tu verifichi che sia stato acquisito. La notifica preliminare (art. 99 D.Lgs. 81/2008, a cura del committente o del responsabile dei lavori, quando dovuta) deve essere stata inviata ad ASL e Ispettorato, con copia in cantiere. Il POS è pronto e firmato, e ogni subappaltatore consegna il suo prima di entrare.
Poi apri il POS e fai tre domande:
- Le lavorazioni elencate sono quelle che l'impresa farà qui? Confronto l'elenco con contratto e cronoprogramma. Se qui si fanno demolizioni e ponteggio e il POS parla di scavi in trincea, non è di questo cantiere.
- I rischi descritti esistono qui? Cerco i rischi di questo cantiere (lavoro in quota, demolizione, polveri, mezzi in movimento) e guardo se ci sono. Se descrive rischi che qui non esistono e tace quelli evidenti, è copiato.
- Le persone nominate sono quelle che vedo in cantiere? Datore di lavoro, responsabile in cantiere, addetti alle emergenze: nomi e telefoni. Un nome che non corrisponde a nessuno che conosco, chiedo chi è.
Se una risposta è no, scrivo al datore di lavoro e al CSE: «POS [impresa] ricevuto il [data]: non corrisponde su [lavorazioni / rischi / persone]. Richiesta revisione. In attesa, la squadra non entra.» È la riga che dimostra che l'hai letto.
Il segnale. Il POS arriva per email la sera prima dell'ingresso, con il nome di un altro cantiere ancora nell'intestazione di una pagina. Oppure il titolare dice: «è quello standard, lo usiamo dappertutto».
Nel manualeChecklist 2, Verifica documentale prima dell'apertura
Nel manualeCommessa Vincente, fase 3: Avvio cantiere (Start-Up)
Formazione e DPI: il registro delle scadenze e il controllo settimanale
Perché. La formazione si controlla quasi sempre il primo giorno, poi ci si dimentica. Un attestato scaduto lo scopre di solito qualcun altro: un ispettore, o chi ricostruisce un infortunio. E la persona si ferma nel momento peggiore, a lavorazione aperta.
Come. Un posto unico per tutte le scadenze: una tabella per persona, su carta in baracca e in copia sul telefono.
| Colonna | Cosa ci scrivo |
|---|---|
| Nome, impresa, mansione | Anche per i subappaltatori |
| Formazione generale e specifica | Data del corso, scadenza dell'aggiornamento |
| Abilitazioni attrezzature | Quale macchina, data, scadenza |
| Idoneità alla mansione | Data, scadenza, eventuali limitazioni |
| DPI consegnati | Cosa, data, firma di chi li ha ricevuti |
| Note | Richiami, sostituzioni, DPI rovinati |
Si aggiorna quando entra qualcuno e ogni volta che arriva un attestato. Il controllo settimanale lo faccio sempre lo stesso giorno: ordino la tabella per scadenza, chi scade entro un mese lo segnalo al datore di lavoro per prenotare il corso, chi è già scaduto si ferma dalla mansione specifica, anche se per il resto può continuare a lavorare. Poi il giro DPI: giusti per la lavorazione, non generici; in buono stato, imbracature e caschi in particolare; agganciati, non solo addosso. Dai subappaltatori voglio le certificazioni in mano, non promesse.
Un controllo da fare oggi riguarda i preposti. Con l'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, i corsi preposto erogati prima del 24/05/2023, se non aggiornati entro il 24/05/2026, risultano scaduti. Quella data è già passata.
A chi si toglie il casco dico una frase sola, sempre la stessa: «Casco in testa o ti fermo. Non è una multa, è il mio lavoro. Se ti dà fastidio, dimmi perché e lo sistemiamo.» Se ricapita, lo scrivo (nome, data, cosa) e lo passo al datore di lavoro. Non per punire: se poi succede qualcosa, quella riga dice che il problema era noto e gestito.
Il segnale. «L'attestato ce l'ha in macchina», «lo manda l'ufficio domani». Quando è «domani» per la seconda volta, l'attestato di solito non c'è.
Nel manualeChecklist 4, Primo giorno con la squadra
Nel manualeChecklist 10, Verifica DPI e formazione, con l'appendice «I numeri che devi sapere a memoria»
Near miss: come fare in modo che te li raccontino
Perché. I quasi-incidenti quasi nessuno li scrive, ma sono il segnale più chiaro di un rischio reale prima che diventi un infortunio vero. Il martello dell'inizio è un'informazione gratis. Il secondo si paga.
Come. Gli operai non raccontano per tre motivi: paura del rimprovero, moduli lunghi, la sensazione che non serva. Si risolvono uno per uno.
- Nessuna colpa a chi segnala. Lo dico a voce alta la mattina, davanti a tutti, e poi lo faccio: chi mi racconta un quasi-incidente non prende rimproveri per averlo raccontato.
- Cinque righe, non un modulo. Me lo può dire a voce davanti al container, scrivo io.
- Faccio vedere che è servito. La settimana dopo lo dico: «la tavola fermapiede al terzo l'abbiamo messa perché uno di voi l'ha detto».
La scheda in cinque righe, da copiare:
- Data, ora, luogo esatto (piano, lato, tappa del giro).
- Cosa stava facendo la persona e con quale attrezzatura.
- Cosa è successo, in ordine.
- Cosa poteva succedere e perché non è successo.
- Cosa cambiamo, chi lo fa, entro quando.
Si tiene in una cartella per cantiere, con le foto. Se non l'hai scritto subito, lo scrivi appena te ne ricordi.
Il segnale. Se in un mese nessuno ti ha raccontato niente, non è che non è successo niente. È che non te lo dicono.
Nel manualeChecklist 13, Registrazione e gestione di infortuni e near miss, con il modulo «Scheda evento infortunio / quasi-infortunio»
Visite ispettive: la cartella sempre pronta
Perché. Un controllo gestito male peggiora una situazione che magari era anche a posto: documenti sparsi e risposte confuse fanno sembrare in disordine un cantiere che non lo è.
Come. Una cartella in baracca e una copia sul telefono, con l'elenco in prima pagina: copia della notifica preliminare, PSC, POS nostro e di ogni subappaltatore, DURC delle imprese, nomine e contatti (DL, CSE), registro presenze, tabella delle scadenze con gli attestati, consegne DPI firmate, libretti e verifiche delle macchine, PiMUS, schede evento. Chi parla: un referente aziendale incaricato di assistere l'organo di vigilanza e fornire i documenti, con un sostituto per quando non ci sei. Cosa non si fa: non si ricostruisce a parole, non si inventano risposte, non si sistema niente di nascosto mentre l'ispettore è lì, non si discute. Un documento che non trovi lo dici con calma e dici quando lo consegni. Una non conformità la scrivi anche tu, con la data. Una prescrizione: chiedi per iscritto tempi e cosa fare, informi subito la proprietà o il datore di lavoro, sistemi senza rimandare.
Il segnale. Se per trovare il POS del subappaltatore devi telefonare in ufficio, la cartella non è pronta.
Nel manualeChecklist 12, Gestione visite ispettive
Infortunio: le prime ore, cosa non fare, cosa scrivere
Perché. Nel panico si pensa a far ripartire il lavoro e si trascura di documentare. Dopo, ricostruire la dinamica diventa quasi impossibile. E la denuncia INAIL è un adempimento del datore di lavoro, non tuo: se gli consegni i dati con un giorno di ritardo, hai bruciato metà del tempo di qualcun altro.
Come. L'ordine è fisso: la persona prima di tutto, soccorsi subito se servono; zona in sicurezza senza modificare quello che è successo; datore di lavoro avvisato; data, ora, dinamica e testimoni scritti appena la situazione è sotto controllo; foto del luogo prima che venga sistemato; dati completi per la denuncia passati subito; assistenza all'infortunato anche nei giorni dopo.
Cosa NON si fa:
- non si spostano attrezzature, scale, pezzi di ponteggio prima di aver fotografato;
- non si fa «sparire» niente: un DPI non indossato, una prolunga, una tavola;
- non si ricostruisce a parole, con nessuno, prima di aver scritto;
- non si riparte in quella zona prima che sia documentata.
Il messaggio di tre righe al datore di lavoro, con i dati minimi:
Infortunio ore [ora], cantiere [nome], [piano/zona]. [Nome], [impresa], [mansione]: [cosa è successo in una riga], [parte del corpo]. Portato a [pronto soccorso / medicato in loco].
Testimoni: [nomi]. Foto fatte, zona ferma. Scheda evento entro oggi.
Appena il lavoratore mi dà il numero del certificato te lo giro subito.
L'ultima riga conta: il conteggio dei 2 giorni parte dal giorno successivo a quello in cui si riceve dal lavoratore il numero identificativo del certificato, non dal giorno dell'infortunio.
| Situazione | Termine | Cosa si invia |
|---|---|---|
| Infortunio mortale o con pericolo di morte | 24 ore dall'evento | Denuncia INAIL |
| Prognosi oltre 3 giorni | 2 giorni dalla ricezione dei riferimenti del certificato | Denuncia INAIL |
| Assenza da 1 a 3 giorni (escluso il giorno dell'evento) | 48 ore dalla ricezione del certificato | Comunicazione INAIL (fini statistici) |
| Infortunio senza assenza | — | Nessun obbligo verso INAIL |
Se non sai come gestire la comunicazione formale, chiami subito il responsabile sicurezza o un consulente. Qui non si improvvisa.
Il segnale. «Lo portiamo noi al pronto soccorso con la macchina, così facciamo prima», e intanto qualcuno sta già rimettendo a posto il ponteggio.
Nel manualeChecklist 17, Incidente o infortunio sul lavoro, con l'appendice «I numeri che devi sapere a memoria»
Prendi il caso di un cantiere con tre squadre
Immagina un recupero con tre squadre: il ponteggio su due facciate, i demolitori al secondo piano, gli impiantisti in subappalto al piano terra, al loro secondo giorno.
Senza il giro. Al terzo impalcato manca una tavola fermapiede da ieri, da quando hanno fatto passare un carico. Sotto, i demolitori portano i calcinacci a un cassone messo proprio lì. Il POS degli impiantisti è arrivato la sera prima e parla di un capannone: nessuno l'ha aperto. Cade un mattone e prende un demolitore sulla spalla. Il capocantiere lo porta in macchina al pronto soccorso, la squadra del ponteggio rimette la tavola «per non fare brutta figura», il datore di lavoro lo sa nel pomeriggio senza l'ora esatta. Il giorno dopo nessuno sa dire se la tavola c'era.
Con il giro. Tappa quattro: tavola mancante, nastro sul tratto, foto, chiamata a chi ha montato il ponteggio. Tappa sette: il cassone si sposta prima che i demolitori inizino. Il POS degli impiantisti non passa la prima domanda: la squadra aspetta fuori, messaggio al datore di lavoro e al CSE, POS rivisto in mattinata. Costo: un'ora di una squadra spostata su un altro lavoro, e due righe scritte.
Da fare domani mattina
- Fai il giro nell'ordine delle otto tappe, telefono in mano, e scrivi tre righe per ogni tappa che non passa: cosa, cosa hai fatto, foto. Dal giorno dopo lo rifai nello stesso ordine.
- Apri il POS di ogni impresa presente e fai le tre domande. Dove la risposta è no, scrivi al datore di lavoro e al CSE con la riga pronta qui sopra.
- Costruisci la tabella delle scadenze per le persone che hai in cantiere oggi: attestati, idoneità, DPI consegnati con firma. Ordina per scadenza. Chi è già scaduto, da domani non fa quella mansione.
Domande frequenti
Chi ha il tempo di fare il giro tutte le mattine, con tre cantieri? Dove ci sei lo fai tu. Dove non ci sei lo fa la persona che hai lasciato come riferimento, con lo stesso percorso e la stessa riga scritta alla fine. L'ordine fisso serve a questo: chiunque lo faccia controlla le stesse cose, e la sera leggi le righe di tre cantieri in cinque minuti.
Se fermo un tratto di ponteggio per una tavola, il titolare dice che perdo tempo. Fermi un tratto, non il cantiere: la squadra lavora altrove finché chi ha montato il ponteggio non lo sistema. E scrivi la riga con la foto. A chi dice che hai perso tempo rispondi con quella riga, che è la stessa che ti protegge se qualcuno cade da quel tratto il giorno dopo.
Le schede dei near miss non diventano prove contro di noi? Una scheda che mostra il problema, chi lo ha risolto e quando dimostra che il rischio era visto e gestito. Il problema non è la scheda, è il rischio lasciato lì senza scrivere niente. Su come archiviarle nel tuo caso, chiedi al tuo RSPP.
Il Metodo, area per area
Questa è l'area 5 di 7 della Mappa d'insieme del Metodo: Sicurezza, prevenzione e tutela. Il suo obiettivo è «Garantire la sicurezza delle persone e la continuità produttiva.» La Mappa completa la trovi in home.
Capocantiere Vincente®: il manuale operativo del cantiere, dal sopralluogo alla consegna
Le verifiche di questo articolo vengono dal blocco «Sicurezza e conformità» e dai «Momenti critici» di Capocantiere Vincente®, il manuale che ho scritto per chi sta in cantiere tutti i giorni. Dentro trovi anche il modulo per registrare infortuni e quasi-infortuni e l'appendice con i termini da sapere a memoria. È gratuito.
Vuoi riceverlo? Torna a visitarci presto: sarà disponibile al download. Se pensi che manchi qualcosa, scrivimelo: suggerimenti e richieste di integrazione sono benvenuti.
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