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«Tanto non è suc­ces­so niente»: la si­cu­rez­za in can­tie­re vista dal ca­po­can­tie­re

di Geom. Fran­ce­sco D'Ago­sti­no, Di­ret­to­re Tecnico di Can­tie­re · 10 ottobre 2026 · lettura 14 minuti

Sono le sette e un quarto. La squadra del pon­teg­gio è già al terzo im­pal­ca­to, il mu­ra­to­re nuovo ha la car­tel­li­na dei do­cu­men­ti ancora chiusa, il muletto scarica i blocchi davanti al cancello. Dall'alto cade un mar­tel­lo: finisce a un metro dal ma­no­va­le che apre i sacchi. Nessuno si fa male. Uno ride, uno impreca, dopo cinque minuti si riprende. «Tanto non è suc­ces­so niente.»

Quel mar­tel­lo ha già detto tutto: dove manca una tavola fer­ma­pie­de, chi passa sotto una zona di lavoro in quota, e che nessuno lo scriverà. Il pros­si­mo non cade a un metro.

Alla fine di questo ar­ti­co­lo hai un per­cor­so fisso per il giro di si­cu­rez­za, tre domande per capire se un POS parla davvero del tuo can­tie­re, una tabella delle sca­den­ze da tenere per persona, una scheda near miss in cinque righe e il mes­sag­gio di tre righe da mandare al datore di lavoro quando succede sul serio.

Il ca­po­can­tie­re non fa il PSC, non nomina il co­or­di­na­to­re, non fa la de­nun­cia all'INAIL. Il suo lavoro è un altro: ve­ri­fi­ca sul campo, lascia traccia, e quando la de­ci­sio­ne esce dal suo pe­ri­me­tro chiama chi ha la re­spon­sa­bi­li­tà di prenderla. Un in­for­tu­nio ferma le persone e le la­vo­ra­zio­ni: si­cu­rez­za e con­ti­nui­tà pro­dut­ti­va sono la stessa cosa vista da due lati.

Il giro di si­cu­rez­za: un per­cor­so fisso, sempre nello stesso ordine

Perché. Un giro fatto a caso trova quello su cui inciampi. Un giro fatto sempre nello stesso ordine trova anche quello che non cercavi, perché la tappa ti obbliga a guar­da­re lì. E se ti chie­do­no cosa hai con­trol­la­to quella mattina, la ri­spo­sta è la stessa di ieri e di domani.

Come. Si parte dal can­cel­lo, con il te­le­fo­no per le foto. I numeri (altezze, di­stan­ze, portate) non li decidi tu la mattina: stanno nel PSC, nel POS, nel PiMUS e nel li­bret­to della macchina. Tu guardi se il can­tie­re cor­ri­spon­de a quello che quei do­cu­men­ti dicono.

  1. In­gres­so e via­bi­li­tà mezzi. Can­cel­lo che si chiude, per­cor­so dei camion quello pre­vi­sto e se­gna­la­to, punto di scarico libero. Un mezzo che manovra in mezzo agli operai: fermo la manovra, metto una persona a terra a gui­dar­la, sposto lo scarico.
  2. Re­cin­zio­ne e cartelli. Nessun varco, car­tel­lo di can­tie­re leg­gi­bi­le e ag­gior­na­to, segnali di pe­ri­co­lo dove il PSC li prevede. Un varco lo chiudo prima di andare avanti, anche con un pan­nel­lo prov­vi­so­rio legato.
  3. Quadro elet­tri­co e cavi. Quadro chiuso, nessun cavo nelle vie di pas­sag­gio o nell'acqua, pro­lun­ghe integre, nessuna giunta con il nastro. Un cavo spel­la­to lo stacco e lo tolgo dal can­tie­re, non lo lascio «da si­ste­ma­re dopo».
  4. Ponteggi. Pa­ra­pet­ti com­ple­ti sui piani in uso, tavole fer­ma­pie­de pre­sen­ti, an­co­rag­gi come da PiMUS, accessi montati e non «a sca­val­co», nessun piano mo­di­fi­ca­to ri­spet­to a ieri. Manca un ele­men­to o vedo una mo­di­fi­ca: quel tratto non si usa, nastro, e chiamo chi lo ha montato.
  5. Scavi e aper­tu­re nel vuoto. Pro­te­zio­ni al ciglio e ar­ma­tu­ra delle pareti come pre­vi­ste dal PSC e dal POS. Fori nei solai coperti con tavole fissate, non ap­pog­gia­te, oppure parapettati; vani scala e ascen­so­re chiusi. Una tavola libera su un foro la fisso prima di far salire la squadra.
  6. Macchine. Ve­ri­fi­ca pe­rio­di­ca valida su tar­ghet­ta o li­bret­to, abi­li­ta­zio­ne di chi la usa, blocchi e se­gna­la­to­ri acu­sti­ci fun­zio­nan­ti, area libera. Ve­ri­fi­ca scaduta: la mac­chi­na non si usa, anche se sembra a posto.
  7. Depositi. Niente in bilico, bombole legate e in piedi, so­stan­ze pe­ri­co­lo­se nel posto pre­vi­sto, niente nelle vie di fuga o sotto zone di lavoro in quota. Un de­po­si­to sotto il pon­teg­gio lo sposto.
  8. DPI delle persone. Ultima tappa, perché ormai sono tutti al lavoro: casco, scarpe, im­bra­ca­tu­ra ag­gan­cia­ta e non solo addosso per chi è in quota, oc­chia­li e guanti per la la­vo­ra­zio­ne specifica. Chi non li ha non lavora finché non li ha.

Alla fine scrivo sul te­le­fo­no: data, tappa, cosa non andava, cosa ho fatto, foto. Se due squadre la­vo­ra­no una sopra l'altra in un modo che il PSC non prevede, non rior­ga­niz­zo a voce: fermo e chiamo il CSE e il datore di lavoro.

Il segnale. Una tavola di pas­sag­gio su due ca­val­let­ti, un pa­ra­pet­to «prov­vi­so­rio» di corda. La si­ste­ma­zio­ne prov­vi­so­ria è il modo in cui un can­tie­re ti dice che quel punto non è nel giro di nessuno.

Nel manualeChec­kli­st 11, Con­trol­lo mac­chi­ne e at­trez­za­tu­re

Nel manualeCom­mes­sa Vin­cen­te, fase 4: Ese­cu­zio­ne lavori

Il POS: tre domande per capire se parla di questo can­tie­re

Perché. Un POS copiato da un altro lavoro è la prova scritta che nessuno ha pensato a questo cantiere. Lo vede il CSE, lo vede l'ispet­to­re, e dopo un in­for­tu­nio lo vede chi ricostruisce. Un giorno di ritardo all'inizio di solito costa meno di una so­spen­sio­ne a lavori iniziati.

Come. Prima sai di chi è ogni do­cu­men­to, così sai a chi chie­de­re quando manca. Il co­or­di­na­to­re (CSP/CSE) lo nomina il committente. Il PSC lo redige il CSP, non l'impresa: tu ve­ri­fi­chi che sia stato acquisito. La no­ti­fi­ca pre­li­mi­na­re (art. 99 D.Lgs. 81/2008, a cura del com­mit­ten­te o del re­spon­sa­bi­le dei lavori, quando dovuta) deve essere stata inviata ad ASL e Ispet­to­ra­to, con copia in cantiere. Il POS è pronto e firmato, e ogni su­bap­pal­ta­to­re con­se­gna il suo prima di entrare.

Poi apri il POS e fai tre domande:

Se una ri­spo­sta è no, scrivo al datore di lavoro e al CSE: «POS [impresa] ri­ce­vu­to il [data]: non cor­ri­spon­de su [la­vo­ra­zio­ni / rischi / persone]. Ri­chie­sta revisione. In attesa, la squadra non entra.» È la riga che di­mo­stra che l'hai letto.

Il segnale. Il POS arriva per email la sera prima dell'in­gres­so, con il nome di un altro can­tie­re ancora nell'in­te­sta­zio­ne di una pagina. Oppure il ti­to­la­re dice: «è quello stan­dard, lo usiamo dap­per­tut­to».

Nel manualeChec­kli­st 2, Ve­ri­fi­ca do­cu­men­ta­le prima dell'aper­tu­ra

Nel manualeCom­mes­sa Vin­cen­te, fase 3: Avvio can­tie­re (Start-Up)

For­ma­zio­ne e DPI: il re­gi­stro delle sca­den­ze e il con­trol­lo set­ti­ma­na­le

Perché. La for­ma­zio­ne si con­trol­la quasi sempre il primo giorno, poi ci si dimentica. Un at­te­sta­to scaduto lo scopre di solito qualcun altro: un ispet­to­re, o chi ri­co­strui­sce un infortunio. E la persona si ferma nel momento peg­gio­re, a la­vo­ra­zio­ne aperta.

Come. Un posto unico per tutte le sca­den­ze: una tabella per persona, su carta in baracca e in copia sul telefono.

Colonna Cosa ci scrivo
Nome, impresa, man­sio­ne Anche per i su­bap­pal­ta­to­ri
For­ma­zio­ne ge­ne­ra­le e spe­ci­fi­ca Data del corso, sca­den­za dell'ag­gior­na­men­to
Abi­li­ta­zio­ni at­trez­za­tu­re Quale mac­chi­na, data, sca­den­za
Ido­nei­tà alla man­sio­ne Data, sca­den­za, even­tua­li li­mi­ta­zio­ni
DPI con­se­gna­ti Cosa, data, firma di chi li ha ri­ce­vu­ti
Note Ri­chia­mi, so­sti­tu­zio­ni, DPI ro­vi­na­ti

Si ag­gior­na quando entra qual­cu­no e ogni volta che arriva un attestato. Il con­trol­lo set­ti­ma­na­le lo faccio sempre lo stesso giorno: ordino la tabella per sca­den­za, chi scade entro un mese lo segnalo al datore di lavoro per pre­no­ta­re il corso, chi è già scaduto si ferma dalla man­sio­ne spe­ci­fi­ca, anche se per il resto può con­ti­nua­re a lavorare. Poi il giro DPI: giusti per la la­vo­ra­zio­ne, non generici; in buono stato, im­bra­ca­tu­re e caschi in particolare; ag­gan­cia­ti, non solo addosso. Dai su­bap­pal­ta­to­ri voglio le cer­ti­fi­ca­zio­ni in mano, non promesse.

Un con­trol­lo da fare oggi ri­guar­da i preposti. Con l'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, i corsi pre­po­sto erogati prima del 24/05/2023, se non ag­gior­na­ti entro il 24/05/2026, ri­sul­ta­no scaduti. Quella data è già passata.

A chi si toglie il casco dico una frase sola, sempre la stessa: «Casco in testa o ti fermo. Non è una multa, è il mio lavoro. Se ti dà fa­sti­dio, dimmi perché e lo sistemiamo.» Se ri­ca­pi­ta, lo scrivo (nome, data, cosa) e lo passo al datore di lavoro. Non per punire: se poi succede qual­co­sa, quella riga dice che il pro­ble­ma era noto e gestito.

Il segnale. «L'at­te­sta­to ce l'ha in mac­chi­na», «lo manda l'ufficio domani». Quando è «domani» per la seconda volta, l'at­te­sta­to di solito non c'è.

Nel manualeChec­kli­st 4, Primo giorno con la squadra

Nel manualeChec­kli­st 10, Ve­ri­fi­ca DPI e for­ma­zio­ne, con l'ap­pen­di­ce «I numeri che devi sapere a memoria»

Near miss: come fare in modo che te li rac­con­ti­no

Perché. I quasi-incidenti quasi nessuno li scrive, ma sono il segnale più chiaro di un rischio reale prima che diventi un in­for­tu­nio vero. Il mar­tel­lo dell'inizio è un'in­for­ma­zio­ne gratis. Il secondo si paga.

Come. Gli operai non rac­con­ta­no per tre motivi: paura del rim­pro­ve­ro, moduli lunghi, la sen­sa­zio­ne che non serva. Si ri­sol­vo­no uno per uno.

La scheda in cinque righe, da copiare:

  1. Data, ora, luogo esatto (piano, lato, tappa del giro).
  2. Cosa stava facendo la persona e con quale attrezzatura.
  3. Cosa è suc­ces­so, in ordine.
  4. Cosa poteva suc­ce­de­re e perché non è successo.
  5. Cosa cam­bia­mo, chi lo fa, entro quando.

Si tiene in una car­tel­la per can­tie­re, con le foto. Se non l'hai scritto subito, lo scrivi appena te ne ricordi.

Il segnale. Se in un mese nessuno ti ha rac­con­ta­to niente, non è che non è suc­ces­so niente. È che non te lo dicono.

Nel manualeChec­kli­st 13, Re­gi­stra­zio­ne e ge­stio­ne di in­for­tu­ni e near miss, con il modulo «Scheda evento in­for­tu­nio / quasi-infortunio»

Visite ispet­ti­ve: la car­tel­la sempre pronta

Perché. Un con­trol­lo gestito male peg­gio­ra una si­tua­zio­ne che magari era anche a posto: do­cu­men­ti sparsi e ri­spo­ste confuse fanno sem­bra­re in di­sor­di­ne un can­tie­re che non lo è.

Come. Una car­tel­la in baracca e una copia sul te­le­fo­no, con l'elenco in prima pagina: copia della no­ti­fi­ca pre­li­mi­na­re, PSC, POS nostro e di ogni su­bap­pal­ta­to­re, DURC delle imprese, nomine e con­tat­ti (DL, CSE), re­gi­stro pre­sen­ze, tabella delle sca­den­ze con gli at­te­sta­ti, con­se­gne DPI firmate, li­bret­ti e ve­ri­fi­che delle mac­chi­ne, PiMUS, schede evento. Chi parla: un re­fe­ren­te azien­da­le in­ca­ri­ca­to di as­si­ste­re l'organo di vi­gi­lan­za e fornire i do­cu­men­ti, con un so­sti­tu­to per quando non ci sei. Cosa non si fa: non si ri­co­strui­sce a parole, non si in­ven­ta­no ri­spo­ste, non si sistema niente di na­sco­sto mentre l'ispet­to­re è lì, non si discute. Un do­cu­men­to che non trovi lo dici con calma e dici quando lo consegni. Una non con­for­mi­tà la scrivi anche tu, con la data. Una pre­scri­zio­ne: chiedi per iscrit­to tempi e cosa fare, informi subito la pro­prie­tà o il datore di lavoro, sistemi senza rimandare.

Il segnale. Se per trovare il POS del su­bap­pal­ta­to­re devi te­le­fo­na­re in ufficio, la car­tel­la non è pronta.

Nel manualeChec­kli­st 12, Ge­stio­ne visite ispet­ti­ve

In­for­tu­nio: le prime ore, cosa non fare, cosa scri­ve­re

Perché. Nel panico si pensa a far ri­par­ti­re il lavoro e si tra­scu­ra di documentare. Dopo, ri­co­strui­re la di­na­mi­ca diventa quasi impossibile. E la de­nun­cia INAIL è un adem­pi­men­to del datore di lavoro, non tuo: se gli con­se­gni i dati con un giorno di ritardo, hai bru­cia­to metà del tempo di qualcun altro.

Come. L'ordine è fisso: la persona prima di tutto, soc­cor­si subito se servono; zona in si­cu­rez­za senza mo­di­fi­ca­re quello che è successo; datore di lavoro avvisato; data, ora, di­na­mi­ca e te­sti­mo­ni scritti appena la si­tua­zio­ne è sotto controllo; foto del luogo prima che venga sistemato; dati com­ple­ti per la de­nun­cia passati subito; as­si­sten­za all'in­for­tu­na­to anche nei giorni dopo.

Cosa NON si fa:

Il mes­sag­gio di tre righe al datore di lavoro, con i dati minimi:

Da copiare

In­for­tu­nio ore [ora], can­tie­re [nome], [piano/zona]. [Nome], [impresa], [man­sio­ne]: [cosa è suc­ces­so in una riga], [parte del corpo]. Portato a [pronto soc­cor­so / me­di­ca­to in loco].
Te­sti­mo­ni: [nomi]. Foto fatte, zona ferma. Scheda evento entro oggi.
Appena il la­vo­ra­to­re mi dà il numero del cer­ti­fi­ca­to te lo giro subito.

L'ultima riga conta: il con­teg­gio dei 2 giorni parte dal giorno suc­ces­si­vo a quello in cui si riceve dal la­vo­ra­to­re il numero iden­ti­fi­ca­ti­vo del cer­ti­fi­ca­to, non dal giorno dell'infortunio.

Si­tua­zio­ne Termine Cosa si invia
In­for­tu­nio mortale o con pe­ri­co­lo di morte 24 ore dall'evento De­nun­cia INAIL
Pro­gno­si oltre 3 giorni 2 giorni dalla ri­ce­zio­ne dei ri­fe­ri­men­ti del cer­ti­fi­ca­to De­nun­cia INAIL
Assenza da 1 a 3 giorni (escluso il giorno dell'evento) 48 ore dalla ri­ce­zio­ne del cer­ti­fi­ca­to Co­mu­ni­ca­zio­ne INAIL (fini sta­ti­sti­ci)
In­for­tu­nio senza assenza — Nessun obbligo verso INAIL

Se non sai come gestire la co­mu­ni­ca­zio­ne formale, chiami subito il re­spon­sa­bi­le si­cu­rez­za o un consulente. Qui non si improvvisa.

Il segnale. «Lo por­tia­mo noi al pronto soc­cor­so con la mac­chi­na, così fac­cia­mo prima», e intanto qual­cu­no sta già ri­met­ten­do a posto il ponteggio.

Nel manualeChec­kli­st 17, In­ci­den­te o in­for­tu­nio sul lavoro, con l'ap­pen­di­ce «I numeri che devi sapere a memoria»

Prendi il caso di un can­tie­re con tre squadre

Im­ma­gi­na un re­cu­pe­ro con tre squadre: il pon­teg­gio su due fac­cia­te, i de­mo­li­to­ri al secondo piano, gli im­pian­ti­sti in su­bap­pal­to al piano terra, al loro secondo giorno.

Senza il giro. Al terzo im­pal­ca­to manca una tavola fer­ma­pie­de da ieri, da quando hanno fatto passare un carico. Sotto, i de­mo­li­to­ri portano i cal­ci­nac­ci a un cassone messo proprio lì. Il POS degli im­pian­ti­sti è ar­ri­va­to la sera prima e parla di un ca­pan­no­ne: nessuno l'ha aperto. Cade un mattone e prende un de­mo­li­to­re sulla spalla. Il ca­po­can­tie­re lo porta in mac­chi­na al pronto soc­cor­so, la squadra del pon­teg­gio rimette la tavola «per non fare brutta figura», il datore di lavoro lo sa nel po­me­rig­gio senza l'ora esatta. Il giorno dopo nessuno sa dire se la tavola c'era.

Con il giro. Tappa quattro: tavola man­can­te, nastro sul tratto, foto, chia­ma­ta a chi ha montato il ponteggio. Tappa sette: il cassone si sposta prima che i de­mo­li­to­ri inizino. Il POS degli im­pian­ti­sti non passa la prima domanda: la squadra aspetta fuori, mes­sag­gio al datore di lavoro e al CSE, POS rivisto in mattinata. Costo: un'ora di una squadra spo­sta­ta su un altro lavoro, e due righe scritte.

Da fare domani mattina

  1. Fai il giro nell'ordine delle otto tappe, te­le­fo­no in mano, e scrivi tre righe per ogni tappa che non passa: cosa, cosa hai fatto, foto. Dal giorno dopo lo rifai nello stesso ordine.
  2. Apri il POS di ogni impresa pre­sen­te e fai le tre domande. Dove la ri­spo­sta è no, scrivi al datore di lavoro e al CSE con la riga pronta qui sopra.
  3. Co­strui­sci la tabella delle sca­den­ze per le persone che hai in can­tie­re oggi: at­te­sta­ti, ido­nei­tà, DPI con­se­gna­ti con firma. Ordina per scadenza. Chi è già scaduto, da domani non fa quella mansione.

Domande fre­quen­ti

Chi ha il tempo di fare il giro tutte le mattine, con tre can­tie­ri? Dove ci sei lo fai tu. Dove non ci sei lo fa la persona che hai la­scia­to come ri­fe­ri­men­to, con lo stesso per­cor­so e la stessa riga scritta alla fine. L'ordine fisso serve a questo: chiun­que lo faccia con­trol­la le stesse cose, e la sera leggi le righe di tre can­tie­ri in cinque minuti.

Se fermo un tratto di pon­teg­gio per una tavola, il ti­to­la­re dice che perdo tempo. Fermi un tratto, non il can­tie­re: la squadra lavora altrove finché chi ha montato il pon­teg­gio non lo sistema. E scrivi la riga con la foto. A chi dice che hai perso tempo ri­spon­di con quella riga, che è la stessa che ti pro­teg­ge se qual­cu­no cade da quel tratto il giorno dopo.

Le schede dei near miss non di­ven­ta­no prove contro di noi? Una scheda che mostra il pro­ble­ma, chi lo ha risolto e quando di­mo­stra che il rischio era visto e gestito. Il pro­ble­ma non è la scheda, è il rischio la­scia­to lì senza scri­ve­re niente. Su come ar­chi­viar­le nel tuo caso, chiedi al tuo RSPP.

Il Metodo, area per area

Questa è l'area 5 di 7 della Mappa d'insieme del Metodo: Si­cu­rez­za, pre­ven­zio­ne e tutela. Il suo obiet­ti­vo è «Ga­ran­ti­re la si­cu­rez­za delle persone e la con­ti­nui­tà produttiva.» La Mappa com­ple­ta la trovi in home.

Ca­po­can­tie­re Vin­cen­te®: il manuale ope­ra­ti­vo del can­tie­re, dal so­pral­luo­go alla con­se­gna

Le ve­ri­fi­che di questo ar­ti­co­lo vengono dal blocco «Si­cu­rez­za e con­for­mi­tà» e dai «Momenti critici» di Ca­po­can­tie­re Vin­cen­te®, il manuale che ho scritto per chi sta in can­tie­re tutti i giorni. Dentro trovi anche il modulo per re­gi­stra­re in­for­tu­ni e quasi-infortuni e l'ap­pen­di­ce con i termini da sapere a memoria. È gratuito.

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